Vivere in un condominio dotato di riscaldamento centralizzato non significa necessariamente avere le stesse esigenze degli altri residenti. C’è chi lavora da casa, chi rientra la sera tardi, chi utilizza alcune stanze solo in determinati momenti della giornata e chi, semplicemente, vorrebbe poter decidere con maggiore libertà quando e quanto riscaldare i propri ambienti.

In questi casi non è sempre necessario pensare a una modifica radicale dell’impianto. Una possibilità è integrare il sistema esistente con soluzioni elettriche destinate a specifici locali: gli scaldasalvietti elettrici per il bagno, per esempio, permettono di intervenire proprio in uno degli ambienti nei quali la necessità di calore è spesso concentrata in momenti precisi della giornata.

Ma quanta autonomia può avere realmente chi vive in un condominio con impianto centralizzato? E quando può essere utile affiancargli un sistema di riscaldamento elettrico?

Riscaldamento centralizzato: chi decide orari e temperature?

Una delle principali differenze tra un impianto autonomo e uno centralizzato riguarda la gestione della produzione del calore. Nel secondo caso, infatti, un unico impianto serve più unità immobiliari e il suo funzionamento deve necessariamente tenere conto delle esigenze dell’intero edificio.

A questo si aggiungono i limiti previsti dalla normativa nazionale sull’esercizio degli impianti termici, che variano in funzione della zona climatica nella quale si trova il Comune. Il DPR 74/2013 individua sei zone, dalla A alla F, alle quali corrispondono differenti periodi annuali e durate massime giornaliere di accensione. Per gli edifici residenziali stabilisce inoltre, durante il funzionamento dell’impianto, un valore massimo della temperatura media degli ambienti pari a 20 °C, con 2 °C di tolleranza.

All’interno di questi limiti, la gestione concreta dell’impianto centralizzato deve conciliare esigenze diverse. Ed è proprio qui che può nascere uno dei problemi più comuni: gli orari nei quali viene erogato il calore non sempre coincidono perfettamente con quelli nei quali ciascun residente vive la propria casa.

Termovalvole e contabilizzazione: quanto può decidere il singolo condomino?

Un impianto centralizzato non equivale all’obbligo di sottostare alle temperature condominiali. Esistono i sistemi di termoregolazione, i quali consentono di intervenire sull’emissione di calore dei singoli radiatori. Le valvole termostatiche, ad esempio, regolano automaticamente l’afflusso di acqua calda in funzione della temperatura impostata dall’utente.

Il condomino dispone quindi già di un certo margine di gestione individuale. Rimane però una differenza sostanziale rispetto a un sistema completamente autonomo: si può regolare il calore disponibile, ma non necessariamente se ne può disporre in qualsiasi momento della giornata.

È una distinzione importante soprattutto per chi ha abitudini molto diverse rispetto alla maggioranza degli abitanti dello stabile.

Integrare il centralizzato con il riscaldamento elettrico

Una soluzione molto efficace è quella di affiancare all’impianto esistente sistemi elettrici indipendenti destinati a uno o più locali.

Il vantaggio è che il loro funzionamento non dipende dall’attivazione della caldaia condominiale. Possono quindi essere utilizzati quando occorre intervenire sulla temperatura di un determinato ambiente, anche quando il riscaldamento comune non è in funzione.

La scelta, tuttavia, deve tenere conto della potenza dell’apparecchio, delle dimensioni del locale, del suo isolamento termico, della temperatura desiderata, del tempo di utilizzo e del costo dell’energia elettrica.

Riscaldare gli ambienti in maniera indipendente

Il riscaldamento elettrico consente inoltre di ragionare per singole zone della casa. Anziché intervenire contemporaneamente sull’intero appartamento, si può decidere quali locali riscaldare e in quali momenti.

Per soluzioni di questo tipo ci sono modelli, come i radiatori elettrici Radialight, che permettono di creare punti di riscaldamento indipendenti dal sistema condominiale e gestire separatamente determinati ambienti.

L’integrazione, in sostanza, funziona quando l’obiettivo non è necessariamente sostituire il sistema principale, ma ottenere maggiore flessibilità nella gestione del comfort domestico.