Roma ospiterà il 12 maggio 2026, alle ore 11:00, presso la Sala Tevere della Regione Lazio, in via Cristoforo Colombo 212, la conferenza stampa di presentazione del progetto “TUTUS, Lo sport unisce, la prevenzione protegge”. La locandina dell’iniziativa riassume il senso dell’evento in tre parole: salute, prevenzione, pari opportunità. Non una formula decorativa, come spesso accade nei manifesti pieni di loghi e buone intenzioni, ma il punto di partenza di un programma che punta a legare pratica sportiva, tutela della persona, inclusione sociale e monitoraggio sanitario.
Il progetto viene presentato come il primo programma internazionale gratuito rivolto a persone con disabilità e fragilità, con attenzione anche alle comunità straniere presenti in Italia. Al centro vi è un percorso di monitoraggio strumentale della durata di 12 mesi, anche in forma itinerante, dedicato alla prevenzione della salute posturale muscolo-scheletrica, al benessere atletico e al miglioramento degli stili di vita. Il comunicato stampa indica tra gli strumenti richiamati la gnatologia posturale e la posturologia odontoiatrica, dentro un modello di valutazioni preventive e controlli periodici.
Il titolo scelto, “Sport in Salute: Prevenire per Unire”, chiarisce l’impostazione culturale dell’iniziativa. Lo sport non entra nel progetto solo come attività fisica. Entra come linguaggio comune, spazio di relazione, terreno di integrazione. L’obiettivo dichiarato consiste nel rendere la prevenzione sanitaria e la pratica sportiva accessibili senza costi alle persone più vulnerabili: persone con disabilità junior e senior, persone con fragilità, persone con disabilità fisiche, motorie, intellettive, cognitive, sensoriali o sociali, over e senior, con estensione del servizio anche alle comunità internazionali presenti in Italia.
La scelta della Regione Lazio come sede della presentazione assegna all’iniziativa una cornice istituzionale. La conferenza stampa non racconta solo un progetto sanitario o sportivo. Porta sullo stesso piano diritti, prevenzione, accessibilità, solidarietà e cooperazione tra popoli. Una cosa che, nel Paese delle file, dei moduli e dei rinvii, già suona come un piccolo atto di resistenza civile.
Il cuore operativo del programma riguarda la prevenzione degli infortuni muscolari indiretti nello sport. Il progetto propone valutazioni strumentali preventive e un monitoraggio scientifico longitudinale per 12 mesi. Il modello prevede controlli cadenzati ogni quattro mesi, con l’obiettivo di individuare in anticipo eventuali disfunzioni, anche quando non danno sintomi. L’idea è semplice e seria: intervenire prima che il problema diventi infortunio.
Questo passaggio distingue l’iniziativa da molte campagne generiche sul valore dello sport. Qui non si dice solo “fate attività fisica”. Si afferma che la pratica sportiva richiede controllo, valutazione e cura. Il manifesto ricorda che lo sport favorisce benessere, integrazione e partecipazione alla vita della comunità, ma segnala anche che senza prevenzione il rischio di infortuni muscolari indiretti cresce, con effetti sulla salute, sulle famiglie e sul sistema sociale e sanitario.
La prevenzione diventa così una forma concreta di inclusione. Per una persona con disabilità o fragilità, un infortunio non rappresenta solo una pausa nello sport. Rischia di diventare una barriera in più, una perdita di autonomia, un freno alla vita sociale, un peso per la famiglia. Ridurre questo rischio significa difendere il diritto alla continuità, alla partecipazione, alla qualità della vita. In questo senso, il progetto guarda allo sport come a un percorso da accompagnare, non come a una semplice prestazione.
Antonio Imeneo, indicato tra i relatori della conferenza, sottolinea nel comunicato il ruolo della prevenzione come elemento centrale per favorire longevità atletica, inclusione, aggregazione e benessere sociale. Il testo richiama anche un tema delicato: i giovani con disabilità di oggi rappresentano i fragili di domani. Da qui nasce la necessità di costruire un percorso continuo, capace di sostenere la pratica sportiva in sicurezza lungo l’intera vita.
Il progetto “TUTUS” si muove dentro una visione che collega salute individuale e responsabilità collettiva. Se una persona pratica sport in modo più sicuro, migliora la propria vita. Se molte persone fragili accedono a strumenti di prevenzione, cambia anche il rapporto tra comunità, sanità e inclusione. Il manifesto evidenzia benefici per atleti, famiglie e comunità: maggiore sicurezza, minori costi sanitari per le famiglie, promozione di stili di vita sani e rafforzamento della partecipazione sociale.
La dimensione internazionale rafforza il messaggio. L’iniziativa si rivolge anche alle comunità straniere presenti in Italia e usa lo sport come spazio di dialogo interculturale. Il materiale ufficiale parla di cooperazione tra i popoli e di sport come strumento di pace e confronto. Non si tratta di un dettaglio laterale. Nei contesti segnati da differenze linguistiche, culturali o economiche, lo sport crea un terreno comune. La prevenzione sanitaria, in questo caso, rende quel terreno più sicuro e più accessibile.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra UNIFUNVIC Europa, Fondazione Banca delle Visite nell’area Banca dello Sport e SUMMAE Onlus. Il comunicato indica anche la collaborazione con Parlamento Europeo, Ufficio per l’Italia, Federazione Italiana dei Clubs UNESCO e Fondazione Caponnetto, Dipartimento Sport Inclusione e Disabilità. Il materiale del progetto parla di una rete solidale costruita attorno alla salute, allo sport e ai diritti umani.
La locandina mostra una rete ampia di loghi, patrocinatori e realtà coinvolte. Questo elemento non va letto come semplice cornice grafica. Iniziative di questo tipo richiedono alleanze, competenze diverse e una capacità di coordinamento che spesso decide la vita o la morte dei progetti sociali. La sanità porta il metodo. Lo sport porta l’accesso. Le istituzioni portano riconoscimento. Le associazioni portano presenza sul territorio. Il cittadino, per una volta, non dovrebbe dover fare da centralinista tra uffici che non si parlano.
Alla conferenza stampa risultano annunciati interventi istituzionali, scientifici, sportivi e associativi. Tra i nomi indicati figurano l’On. Fabrizio Ghera, Assessore della Regione Lazio, l’On. Massimiliano Maselli, Assessore all’Inclusione Sociale e ai Servizi alla Persona della Regione Lazio, il Prof. Francesco Vaia, Componente Vicario dell’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle Persone con Disabilità, la Sen. Gisella Naturale, S.E.R. Mons. R. Pegoraro, Presidente dell’Accademia per la Vita, la Dr.ssa Santina Romei, Funzionario del Parlamento Europeo, l’On. Fabrizio Santori e l’On. Cristina Michetelli, consiglieri di Roma Capitale.
Il programma include anche la Dr.ssa Michela Dominicis per Banca delle Visite e Banca dello Sport, il Prof. Ranieri Razzante per SUMMAE ETS, il Dr. Niccolò Zambonini per UniFUNVIC Europa, il Dr. Aurelio Macale, biologo nutrizionista, la Dr.ssa Valeria Pappalardo, atleta paralimpica, e il Prof. Antonio Imeneo per Fondazione Caponnetto, Dipartimento Sport Inclusione e Disabilità, e UniFUNVIC Europa. La locandina indica come moderatrici la Dr.ssa Zelinda Mariannantoni e la Prof.ssa Laura Mazza. Segnala anche Ludovica Paolozzi per la co-organizzazione e Lara Piras per il coordinamento.
La presenza di un’atleta paralimpica dentro il programma offre un punto di vista essenziale. Parlare di sport inclusivo senza ascoltare chi lo vive sul campo riduce tutto a retorica. Qui, invece, la dimensione sportiva incontra quella sanitaria e quella sociale. La prevenzione non viene trattata come una procedura fredda, ma come una condizione che permette alla persona di restare attiva, presente, coinvolta.
Un altro aspetto rilevante riguarda il richiamo agli stili di vita. Il progetto non limita la prevenzione alla sola gestione del rischio muscolare. Nel comunicato si parla di benessere atletico e qualità degli stili di vita. Il manifesto collega la prevenzione al benessere fisico, all’equilibrio psicologico e alla consapevolezza corporea. Questa impostazione amplia il tema: lo sport non serve solo a competere o a migliorare una prestazione, ma a costruire autonomia, relazione e salute quotidiana.
Il progetto intercetta anche un cambiamento più ampio nel modo di intendere l’esercizio fisico. Il comunicato richiama la crescente attenzione normativa verso l’attività fisica come strumento di prevenzione e terapia nel Servizio Sanitario Nazionale. Questa impostazione sposta lo sport da attività accessoria a parte di una strategia di salute. Proprio per questo il progetto insiste sulla necessità di controllo e cautela: se lo sport entra nel campo della prevenzione, deve portare con sé criteri seri di valutazione.
La conferenza del 12 maggio assume anche un valore simbolico. Porta nella stessa sala istituzioni, sanità, sport paralimpico, associazionismo, mondo accademico e realtà internazionali. Il messaggio è chiaro: la disabilità non riguarda solo chi la vive. Riguarda il modo in cui una comunità organizza diritti, accesso ai servizi, sicurezza e partecipazione. Quando lo sport resta fuori dalla prevenzione, rischia di diventare privilegio. Quando prevenzione e sport lavorano insieme, diventano strumenti di dignità.
Il manifesto chiude il progetto dentro una prospettiva di pace e cooperazione. Attraverso la tutela della salute e la promozione dello sport inclusivo, il programma punta a favorire integrazione, dialogo interculturale e collaborazione tra comunità diverse. Il riferimento a Nelson Mandela, riportato nel materiale del progetto, richiama proprio il valore dello sport come forza capace di unire le persone.
“Lo Sport è Dignità” non è solo il titolo della manifestazione. È una dichiarazione di metodo. Dignità significa accesso gratuito per chi vive fragilità economiche e sociali. Significa valutazione preventiva per ridurre il rischio di infortuni. Significa attenzione ai giovani con disabilità, agli anziani, alle comunità straniere, agli atleti paralimpici, alle famiglie. Significa riconoscere che la salute non si difende solo negli ospedali, ma anche nei luoghi dove le persone si muovono, si incontrano e costruiscono relazioni.
Il 12 maggio, alla Sala Tevere della Regione Lazio, il progetto verrà presentato come un programma sanitario, sociale e sportivo. La sfida reale inizierà dopo la conferenza stampa, quando le valutazioni, i controlli, il monitoraggio e l’accesso gratuito dovranno trasformare il principio in pratica. Perché il punto è sempre quello, anche se gli esseri umani amano complicarlo con timbri e tavoli tecnici: un diritto vale quando arriva alle persone. Qui il diritto in questione è semplice e alto. Fare sport in sicurezza, senza lasciare indietro chi ha più bisogno di essere accompagnato.



