La crisi che da qualche mese sta investendo il comparto immobiliare nel nostro paese sta spingendo gli operatori a proporre nuove forme di compravendita, pensate sulla base dell’osservazione di mercati più avanzati, quali quello anglosassone e statunitense. La scelta di ripensare le forme di compravendita nasce dalla consapevolezza, sempre più forte, per cui sia la stretta creditizia a creare oggi i maggiori problemi a chi cerca casa; la crescente selettività dei criteri di credito sta infatti generando una forte barriera all’acquisto, soprattutto in un contesto in cui una fetta molto risicata dei potenziali acquirenti può sostenere oggi l’acquisto senza il ricorso ad un mutuo.
L’ultimo convegno organizzato da un importante associazione di categoria ha fatto emergere tre possibili formule alternative di acquisto, quali la vendita con riserva di proprietà, la locazione con patto di futura vendita e l’affitto a riscatto. È importante considerare come il primo tipo di contratto, contraddistinto da un differimento dei tempi di effettivo passaggio di proprietà dell’immobile, si adatti meglio ai rapporti tra privati, mentre gli ultimi due siano classici degli acquisti da costruttori.
Se da un lato è dunque in atto da parte dei mediatori immobiliari uno studio volto ad inquadrare contrattualmente queste nuove modalità di compravendita, dall’altro qualcosa si muove anche sul fronte degli istituti di credito. Alcuni infatti si stanno interessando all’affitto a riscatto e una banca di credito cooperativo operante in Lombardia ha introdotto un tipo di mutuo pensato per adattarsi a questo tipo di fattispecie. Gli istituti di credito infatti valutano positivamente la serietà e l’attaccamento all’immobile degli acquirenti che pagano l’affitto, che si creano una sorta di merito creditizio preliminare. È difficile al momento prevedere se queste nuove formule prenderanno piede, ma trattasi comunque di strumenti interessanti anche solo per stimolare un dibattito costruttivo tra le parti.
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