La transizione energetica europea entra in una fase più concreta. Con la Direttiva (UE) 2023/2413, conosciuta come RED III, l’Unione europea ha innalzato gli obiettivi sulle fonti rinnovabili e ha chiesto agli Stati membri di accelerare la trasformazione dei sistemi produttivi, dei trasporti e del patrimonio edilizio.
L’Italia ha recepito la direttiva con il Decreto legislativo 9 gennaio 2026, n. 5, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 gennaio ed entrato in vigore il 4 febbraio 2026. Il provvedimento modifica il D.Lgs. 199/2021, con il quale era stata attuata la precedente RED II.
Ridurre la RED III a un nuovo obbligo di installare pannelli fotovoltaici sarebbe un errore. La riforma riguarda il modo in cui l’energia viene prodotta, distribuita, accumulata e consumata. Coinvolge gli edifici, le industrie, il riscaldamento, il raffrescamento, la mobilità, i combustibili e la formazione degli operatori.
Il primo dato che misura il cambio di passo riguarda l’obiettivo nazionale. Entro il 2030, la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo italiano dovrà raggiungere il 39,4 per cento. Per gli edifici e le aree vicine viene indicata una quota di almeno il 40,1 per cento. Il decreto fissa anche una crescita media annuale delle rinnovabili nel settore industriale pari ad almeno 1,6 punti percentuali e assegna alle tecnologie innovative il 5 per cento della nuova capacità installata nel 2030.
Questi numeri raccontano una trasformazione che supera la singola caldaia o il singolo impianto solare. L’edificio viene considerato una parte attiva del sistema energetico. Non deve soltanto consumare meno. Deve produrre energia, favorire l’autoconsumo, dialogare con la rete e integrare sistemi di accumulo e ricarica elettrica.
Per il settore edilizio il cambiamento è rilevante. Nuove costruzioni, demolizioni con ricostruzione e alcune ristrutturazioni importanti devono essere progettate tenendo conto di obblighi più severi sulle fonti rinnovabili. Il progettista deve valutare il fabbisogno dell’edificio, la potenza minima degli impianti, la disponibilità delle superfici e le condizioni che consentono eventuali deroghe.
La conformità non si misura più aggiungendo un impianto alla fine del progetto. Le scelte energetiche devono entrare fin dalle prime fasi nella definizione dell’involucro, degli impianti termici, delle coperture, delle autorimesse e delle reti interne.
Cambia anche il lavoro legato alla Relazione Tecnica prevista dalla normativa energetica. Il documento deve dimostrare con maggiore precisione il rispetto delle quote obbligatorie, dei criteri di calcolo e delle eventuali esclusioni. Una formula riportata senza verificare la tipologia di intervento, la destinazione dell’immobile o la disciplina regionale rischia di produrre un progetto non conforme.
Il rapporto tra normativa statale e norme regionali rappresenta uno dei passaggi più delicati. Le Regioni conservano competenze in materia energetica ed edilizia e possono avere già introdotto requisiti più restrittivi. Chi progetta deve leggere insieme il decreto nazionale, le disposizioni regionali, i regolamenti locali e le regole tecniche applicabili. Il consueto labirinto normativo italiano non perde occasione per ricordare la propria esistenza.
La RED III assegna un ruolo centrale anche alle competenze professionali. Il D.Lgs. 5/2026 prevede sistemi di certificazione per progettisti e installatori di impianti di riscaldamento e raffrescamento, fotovoltaico, accumulo e punti di ricarica capaci di gestire la domanda. Prevede anche programmi formativi rivolti in particolare a liberi professionisti e piccole e medie imprese.
Questo passaggio ha un significato preciso. La transizione energetica richiede impianti ben progettati, correttamente installati e gestiti durante tutta la loro vita. Aumentare la quantità delle tecnologie senza migliorare le competenze porterebbe a errori, costi più alti e prestazioni inferiori alle attese.
La direttiva tocca anche l’industria e i trasporti. Introduce nuovi criteri per i combustibili rinnovabili, l’idrogeno di origine non biologica, la sostenibilità delle biomasse e la riduzione delle emissioni. Nel testo entrano definizioni legate agli accordi di acquisto di energia rinnovabile, allo stoccaggio co-ubicato e ai sistemi energetici più flessibili.
La RED III assume rilievo anche per la sicurezza energetica. Produrre una quota maggiore di energia sul territorio europeo riduce la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e limita l’esposizione alle crisi internazionali e alle oscillazioni dei prezzi. La politica climatica incontra così la politica industriale e la tutela delle famiglie.
Per i condomìni si apre una fase nuova. Tetti, lastrici solari, centrali termiche, parcheggi e spazi comuni acquistano valore energetico. Fotovoltaico, pompe di calore, accumulo, colonnine e autoconsumo collettivo non rappresentano più interventi isolati. Diventano parti di un progetto unitario che richiede analisi tecnica, decisioni assembleari e programmazione economica.
Questo non significa che ogni edificio debba adottare la stessa soluzione. Un immobile storico nel centro di una città presenta condizioni diverse da un nuovo complesso residenziale. La norma deve essere applicata valutando vincoli, fattibilità tecnica, proporzionalità e prestazioni attese.
La vera importanza della RED III risiede nel cambio di prospettiva. Per anni le rinnovabili sono state considerate un’aggiunta incentivata da bonus e agevolazioni. Ora entrano nella struttura ordinaria della progettazione energetica e industriale.
Il decreto segna il passaggio dalla promozione all’integrazione. Non basta installare più impianti. Occorre costruire un sistema nel quale produzione, consumo, accumulo e rete lavorino in modo coordinato.
La sfida riguarda progettisti, imprese, amministratori pubblici, proprietari e amministratori di condominio. Tutti dovranno conoscere regole nuove e assumere decisioni destinate a incidere sul valore, sui costi e sulle prestazioni degli immobili.
Il 2030 non è una data lontana per il settore edilizio. Gli edifici progettati e ristrutturati oggi resteranno in servizio per decenni. Applicare bene la RED III significa evitare interventi già superati al momento della consegna e preparare il patrimonio immobiliare a un sistema energetico meno dipendente dalle fonti fossili.
La direttiva non risolve da sola i problemi energetici del Paese. Indica però una direzione netta. Le rinnovabili non saranno più una scelta accessoria. Diventeranno uno degli elementi sui quali misurare la qualità di un edificio, la competitività di un’impresa e la capacità di un territorio di affrontare il futuro.
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