Il perdurare della crisi occupazionale, dei redditi e della stretta creditizia sui mutui prima casa ha causato negli ultimi anni una continua riduzione del numero delle compravendite e una conseguente situazione di crisi del mercato immobiliare. Gli operatori del settore hanno perciò avvertito la necessità di ricercare soluzioni di vendita alternative alle classiche compravendite assistite da mutuo.

Una di queste soluzioni è rappresentata dall’affitto a riscatto, che consente a chi non può permettersi l’acquisto di un’abitazione di entrarvi come affittuario e procedere alla compravendita dopo un determinato numero di anni, vedendo detratte dal prezzo pattuito le somme versate durante gli anni da inquilino.

Si tratta di una soluzione dagli indubbi vantaggi, che nasconde tuttavia alcune insidie. Innanzitutto non tutti i costruttori sono disponibili ad accettare pagamenti dilazionati nel tempo, preferendo incassare immediatamente la somma pattuita. In secondo luogo, le tutele a vantaggio degli acquirenti sono ridotte rispetto ad altre tipologie contrattuali, non essendovi garanzie né sulla veridicità dei termini del contratto di acquisto, in quanto non viene eseguito alcun controllo notarile, né in caso di fallimento del costruttore. Infine, gli acquirenti potrebbero concordare con i costruttori prezzi di acquisto troppo alti, poco adattabili ad un contesto di mercato molto instabile come l’attuale, con forti previsioni al ribasso per i valori al metro quadro nei prossimi mesi.