Gli usi e consuetudini locali

L’Italia degli oltre 8 mila comuni e delle 110 provincie porta con se tradizioni ed abitudini diversificate che ne caratterizzano le comunità. Nel commercio gli Usi e le Consuetudini sono diventate leggi da quando si è istituita la Raccolta degli Usi e delle Consuetudini, presso la Camera di Commercio , redatta in collaborazione con il Tribunale e le associazioni di categoria. In sostanza si tratta delle abitudini, dei modi di dire, delle unità di misura e dei gesti che fanno testo nella compravendita in generale. Il mediatore di bestiame tiene strette le mani dei due “contendenti” e al grido di “ … uno, due e tre” se le mani si lasciano in una stretta di mano la vendita è avvenuta. Ed il più delle volte si tratta di una Camionà di bovini, che per uso e consuetudine equivale a circa 50 capi bovini. Per la vendita del grano si redige lo Stabilito, che è una sorta di contratto redatto dal mediatore nel quale vengono indicati i patti e le condizioni contrattuali. Così come per la vendita di un’azienda agricola che di norma è fatta a corpo e non a misura, con il raccolto sempre a favore di chi lo ha seminato, anche se il possesso del bene è passato prima che lo stesso maturi. Inoltre nella vendita “a cancelli chiusi” restano in azienda tutte le attrezzature, i macchinari e quanto necessario per la conduzione del fondo. Vendere un bene immobile con la clausola “visto e piaciuto” equivale a dire che la vendita avviene nello stato in essere in cui l’immobile si trova con ogni relativa adiacenza e pertinenza, uso e servitù, nulla escluso od eccettuato. E ciò è tutelato dall’ordinamento giuridico vigente e dalle sentenze del Tribunale. La commissione per la revisione degli Usi e delle Consuetudini, presieduta da Presidente del Tribunale, si convoca ogni cinque anni presso la CCIAA per registrare eventuali cambiamenti negli usi e nel modo di comportarsi della cittadinanza

Dott. Paolo Bellini

Redazione

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